Corinto Marianelli
Via Alba, 14 Roma
Tel. 067011872
 

Il mio nome è Corinto Marianelli, e, Corinto, rarissimo nome proprio, mi è rimasto attaccato come un marchio di fabbrica. Sono nato a Roma, nel millenovecentoquarantanove, sotto il segno dell'Acquario.

Ho studiato Grafica Pubblicitaria all'Istituto d'Arte e, all'Accademia di Belle Arti, Scenografia. L'amore per la pittura mi segue da quando ero bambino - avevo undici anni quando per la prima volta, tentando di dipingere un cielo, ho appoggiato il pennello impastato di blu sulla tela. E' sul finire degli anni sessanta che è maturata l'idea di inserire nei miei quadri delle immagini fotografiche - erano gli anni dell' Istituto d'Arte - ed ero affascinato dal movimento Dada, dall'anti-arte, dal gusto intelligente della provocazione, e Duchamp, Picabia, Arp, Tristan Tzara e il fotografo Man Ray erano i miei giovanili punti di riferimento, ma non solo, a tutta l'arte moderna e alle avanguardie fino ad arrivare alla Pop Art con Rauschenberg, devo un tributo profondo, perché hanno segnato non soltanto il mio lavoro e il mio rapporo con l'arte, ma la vita stessa.
Nel '70, quando ho acquistato la prima macchina fotografica, una Nikkormat Ftn, di fotografia non avevo nessuna conoscenza, e del diaframma, ne avevo soltanto sentito parlare. Ma è stato amore a prima vista.
L'Arte, la Bauhaus, la Gestalt, la percezione visiva e la "Teoria del campo" di A. Marcolli, sono stati la mia Nutella; e su tutto questo, la fotografia entrava nei miei quadri come ancoraggio nella realtà e come primo livello di lettura nella complessità semantica di un'opera d'arte, per inseguire un problema, allora molto sentito, del coinvolgimento totale della società. La prepotenza, con la quale la fotografia è entrata nella mia vita, travolgendola, non lasciava dubbi su quello che il destino stava - ironia della sorte - "disegnando" per me.
Ho insegnato Educazione Artistica nelle scuole medie inferiori, poi fotografia in corsi professionali, fino a quando, il richiamo per un'immersione totale in quella che ormai era diventata anche una professione, ha preso il sopravvento.
La Fotografia di Opere d'Arte è stata la prima specializzazione fotografica e da allora ho firmato centinaia di cataloghi, collaborato con le maggiori gallerie e lavorato con i più importanti artisti contemporanei.
Il Reportage, il raccontare per immagini - invece - è sempre rimasto nella sfera dell'espressione, della ricerca, e come dicevo sopra, era l'aggancio alla realtà, quella realtà che andava a fondersi nell' imprinting pittorico in una osmosi " Tra pittura e fotografia" che era stata l'intuizione scatenante del tutto. Il reportage, come quasi la totalità della mia fotografia di ricerca, era, ed è, rigorosamente in bianco e nero, che per la sua astrazione concettuale meglio si sposa con il mio lavoro.
Alle mostre di pittura si affiancarono quelle di fotografia, di reportage; "Casale Boccaleone: utopia 78"; "Il treno di Cage" esposto, nel '93, alla Biennale di Venezia; "Week-end: un racconto", che segna il passaggio - nei primi anni ottanta - da una concezione pubblica dell'arte, verso un atteggiamento più intimistico ma non per questo meno dirompente della creatività.
Still-life, Fotografia Industriale e Ritratto sono le altre specializzazioni con le quali mi sono cimentato, e oggi sono la parte più importante dell'attività dello studio, in modo particolare lo still-life di piccole e medie dimensioni.
Il mondo dello still-life è ampio e comprende settori molto diversi fino a configurarsi come specializzazione nella specializzazione; nel mio caso la capacità di controllare i problemi che sorgono con le superfici speculari mi ha permesso di ritagliare uno spazio nella fotografia di orologgi e nella fotografia di gioielli.
Il Ritratto, invece, necessita di alcune considerazioni aggiuntive; dichiaro subito il mio amore per questo settore della fotografia che realizzo prevalentemente in studio, in B/N, e, sempre, stampato da me. Negli ultimi anni, soprattutto attraverso il ritratto, ho riscoperto e rivalutato l'uso di un'idea "teatrale dell'illuminazione" dove le ombre e le luci, più o meno principali, contribuiscono a creare una atmosfera impregnata di un forte sapore "artigianale", lontana dalla asetticità della luce del bank, che negli anni '80, a banalizzato tanta fotografia. Anch'io uso il bank - stumento prezioso e irrinunciabile - ma non per questo, insostituibile.
L'ultima sfida a questo stupendo strumento che è la fotografia arriva dal computer che rivendica anche tra le immagini la sua centralità.
Il computer è oramai il perno centrale della produzione dell'immagine e come mia abitudine non mi sono fatto travolgere dagli eventi ma, avendo compreso a tempo tutte le potenzialità della fotografia digitale, ho cavalcato, come si suol dire, la tigre. E oggi posso vantare un'esperienza nel settore della foto digitale non comune, perché è dal 2000, con un dorso della PhaseOne montato su banco ottico, che la mia produzione di immagini è passata irreversibilmente dalla pellicola al Digitale.

NOTE BIOGRAFICHE